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"Da quando le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza, poi le persone oneste devono fare lo stesso". (Lev Nicolaevic Tolstoj)

 
Diario di bordo di chi spera di ritrovare la strada di casa
 


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30 gennaio 2015

POLITICA LETTERINA

Caro Cittadino lucano, mi accingo a scriverti dopo avere, per anni , riflettuto su tanti piccoli dettagli che, alla fine, sono diventati un grosso problema. È cosa abbastanza recente la vicenda della ragazza di Senise “maltrattata” dal Sindacato CISL, ragazza che per anni è stata retribuita in maniera non regolare (uso questo eufemismo), che, purtroppo, non è più tra noi e che, a seguito di sentenza giudiziaria, avrebbe diritto (i suoi familiari eredi, in realtà) ad un cospicuo rimborso per le prestazioni erogate all’interno di quel Sindacato. Ho visto anch’io la reazione di quel Dirigente sindacale intervistato (direi, piuttosto, incalzato) da quelle del programma “Le Iene”. Una reazione di quelle che si vedono tutti i giorni. Reazioni di persone che reagiscono con arroganza e supponenza a qualunque tentativo di “attacco” da parte di chicchessia. Ora, la mia riflessione, è la seguente: ma se il dirigente sindacale, il politico (nazionale, regionale o locale), il dirigente di un qualunque Ente Pubblico o Privato, il funzionario di uffici Pubblici (e chi più ne ha più ne metta), che ha fatto suo il malcostume di oltre un trentennio di mala gestione della vita pubblica in questo paese (e, ancor di più, in questa Regione), qualcuno deve pur averlo “piazzato” nella posizione che occupa (da poco o da molto tempo non ha importanza), non credi? E se continua a comportarsi ogni giorno in quella stessa maniera supponente ed arrogante che vediamo chiaramente, ci sarà un motivo valido per questi comportamenti, no? L’inchiesta de “Le Iene” è solo il punto di partenza di una riflessione che parte da molto più lontano. Quante volte abbiamo visto Sindaci, Assessori (comunali, provinciali o regionali), semplici consiglieri, funzionari pubblici e Dirigenti pubblici (ma i privati non fanno eccezione), avere gli stessi atteggiamenti spocchiosi e odiosi di quel dirigente di cui sopra? E noi cittadini, cosa abbiamo fatto per almeno provare a contrastare questa deriva? Te lo dico io: NULLA! E il perché è presto spiegato. A noi cittadini interessa non avere “fastidi” nel nostro piccolo orticello. Questo è ciò che conta. Per decenni abbiamo delegato a personaggi “sinistri” (o anche in semplice buona fede) il potere di amministrare la “Cosa Pubblica” (e, quindi, anche di nostra proprietà), a patto che il nostro piccolo orticello non subisse nessun tipo di fastidio o danno. Perché ci siamo voluti convincere che la Politica è una cosa “sporca”, che se si entra in politica si diventa come loro…. e cazzate similari. La verità sta tutta nel fatto che, a ben vedere, ciò che conta per ognuno di noi, è di avere il minor numero di fastidi possibili nella vita. Andiamo, quando va bene, a votare e, poi, siamo liberi da ogni incombenza. E quando vediamo il marciume (malcostume politico, lo definisco io), ce ne veniamo fuori con invettive, chiacchiere da bar e nent’altro… rimaniamo COLPEVOLMENTE fuori da tutto ciò, nell’illusione (creata ad arte da noi stessi) di essere più puri di coloro che, invece, diventano oggetto dei nostri strali e della nostra rabbia. Rabbia che, poi, passa quando torniamo a casa, ci mettiamo a tavola o davanti alla TV a nutrirci di tutto ciò che ci annebbia ancor di più il cervello. Tutte queste riflessioni, dunque, mi hanno portato alla seguente conclusione: Sono questi loschi figuri ad essere responsabili di quanto ci accade? O non siamo noi i primi responsabili per questa situazione (rispetto alla quale ci laviamo la coscienza maledicendo, berciando, imprecando e bestemmiando)? Mi sono dato una risposta da molto tempo. E siccome non voglio sentirmi, per l’ennesima volta, colpevole di quest’andazzo, ho deciso che il mio impegno in prima persona nella “Cosa Pubblica”, deve continuare. Lo so che avevo deciso di volermene fregare di tutto e di tutti… ma siccome sono ancora uno che prova vergogna per certe cose, e che ha capito che se i cialtroni di cui abbiamo disquisito finora, se fanno ciò che fanno, è perché non si vergognano di nulla, ho deciso che “mi vergogno” di continuare ad essere complice di detti cialtroni, per cui non mollo la presa e riprendo la battaglia. Se il reverendo Martin Luther King temeva il silenzio dei buoni più della violenza dei malvagi, ho deciso (da tempo, con una sospensione di qualche mese) di voler cominciare a non fare più parte di chi subisce in silenzio ciò che i “malvagi” non si vergognano affatto di farci subire. La mia letterina finisce qui… il sottoscritto, non disponibile a farsi ammaliare dal pifferaio di turno (fosse il sedicente premier, il vecchio signore condannato ai servizi sociali o il Comico stellato o chiunque altro), non disponibile a fare chiacchiere da bar, non disponibile a ingoiare le tossine serviteci a tavola dall’informazione (sia essa televisiva o da carta stampata), ha deciso di andare avanti usando il suo cervello, le sue idee circa progetti per il bene comune e di allontanarsi dal gregge di corresponsabili di questa situazione. Vado avanti, e se qualcuno vuole provare a muoversi, è probabile che il mondo, il paese e, soprattutto, questa Regione, si possa ancora salvare.


14 ottobre 2008

sentimenti UN TENTATIVO ESTREMO.

Il post che vado a buttare giù oggi riprende il discorso della detenzione di Angelo Falcone in India, e degli oltre tremila nostri concittadini che hanno avuto la disavventura di una sorte analoga. Pubblico una lettera che ho scritto e che ho sottoposto all’analisi di Giovanni Falcone. L’intento è quello di spingere i lettori del mio blog a tempestare gli indirizzi e-mail, riportati in calce al post, con il testo della lettera. Ovviamente, qualunque altro blogger (lucano e non, visto che si tratta di un problema nazionale) è autorizzato ad appropriarsi del testo della lettera (con relativi indirizzi di posta elettronica cui indirizzarlo) e pubblicarlo sul proprio blog. Si tratta di un tentativo estremo, ma, in questi casi, tutto va tentato. Copiate il testo della lettera seguente, incollatelo nella casella del testo del messaggio e inviatelo via e-mail agli indirizzi che riporto alla fine del post.

Egregio signore,

“È ciò che ci chiedono i Cittadini”, è una frase che spesso, troppo spesso, abbiamo ascoltato in TV, pronunciata da tutti, dico tutti, i rappresentanti dei suddetti Cittadini che siedono in parlamento.
Chi le scrive è uno di quei Cittadini di questo Paese, di quei cittadini che ancora credono, in maniera piuttosto forte, alle Istituzioni. Finora non mi è mai capitato di sentirmi fare, da qualcuno dei parlamentari di questa Repubblica, la domanda: “Cosa chiedi, carissimo Cittadino, a noi tuoi rappresentanti?”.
Non voglio inoltrarmi in polemiche e critiche immotivate… non ci penso e non ne sarei capace. Vorrei, soltanto, rendere noto a Lei quale sia il mio concetto di Stato; concetto che posso semplificare come segue: lo Stato è un Padre che deve (ma soprattutto, Vuole) occuparsi dei propri figli senza riserve e senza tentennamenti; Un Padre è colui che si precipita a rotta di collo dal proprio Figlio ogni qual volta ve ne sia la necessità; ogni volta che si presenti una difficoltà che implichi un aiuto, un consiglio, un intervento di qualsivoglia natura.
Un Padre amorevole ma, all’occorrenza, inflessibile. Inflessibile quando sia palese un cattivo comportamento di un suo figlio. Un Padre pronto a comprendere, ma pronto anche a punire, se lo merita, un figlio che si sia comportato in modo non adeguato alle regole familiari.
Questa lettera nasce dopo mesi di riflessione su di una vicenda particolare di cui poco si parla: l’arresto e la detenzione in India di un nostro concittadino. Il suo nome è Angelo Falcone, ed è stato arrestato, con il suo amico Simone Nobili, dalla polizia Indiana con l’accusa di detenzione di 18 kg di droga. Seguendo il blog del padre di Angelo, Giovanni Falcone, ho scoperto che di nostri cittadini detenuti all’estero ve ne sono più di 3.000! Non ho potuto verificare di persona, pertanto mi debbo fidare delle cifre fornite dal sig. Falcone… ma non ho motivi per dubitare di quanto affermato sul suo blog. Allora, la mia domanda è la seguente: questi nostri concittadini detenuti all’estero sono figli di questo Padre-Stato? Se sì, come mai le istituzioni di questo paese non si comportano come si comporterebbe un Padre nel caso di un proprio figlio? Ad Agosto, per Angelo Falcone e l’amico Simone, c’è stato il verdetto di Condanna a 10 anni. La possibilità di ricorso in appello ha come termine perentorio il 23 ottobre… il tempo stringe! Mi aspetterei, da un Padre, una corsa in India per vedere di persona come stanno le cose. Giovanni Falcone non riesce a parlare con suo figlio neppure telefonicamente. E, da quanto mi capita di leggere sul suo blog, l’interessamento delle Istituzioni di questo Paese sulla faccenda è, per così dire, insufficiente. Come se il Padre-Stato abbia già emesso giudizio di condanna sul proprio figlio, ed abbia deciso di punirlo per la mancanza commessa. Mi sarei aspettato, nel caso particolare di Angelo e, più in generale, nel caso dei nostri oltre 3.000 connazionali detenuti in penitenziari esteri, un atteggiamento differente. In fondo, bisognerebbe domandarsi se in tali paesi esistano quelle garanzie che sono caratteristiche di un qualunque Stato di Diritto degno di questo nome. Siamo sicuri che l’India garantisca gli imputati secondo tali canoni? E tutti gli altri paesi in cui sono detenuti nostri concittadini? Ecco: un Padre dovrebbe correre in soccorso di un proprio figlio per cercare di garantirgli tutto il necessario per affrontare le vicissitudini in cui è incappato. Se, con tutte le garanzie del caso, si dovesse dimostrare un “ERRORE PALESE” commesso dal Figlio, allora il Padre avrebbe tutti i motivi per punire tale errore. Voglio sottolineare il fatto che, più volte, Giovanni Falcone ha dichiarato che, se sulla base di un processo serio ed equo, suo figlio Angelo dovesse essere riconosciuto colpevole, sarebbe il PRIMO a pronunciarsi per la detenzione. Per un processo serio ed equo, segnato, cioè, da tutte le garanzie che vengono concesse nel nostro paese a chiunque incappi nei meccanismi della legge, le Istituzioni italiane si sono mosse? Nel caso di Angelo e dei più di 3.000 già citati, è stato fatto tutto ciò che andava fatto?

Concludo dicendo che, da Cittadino di questa Repubblica, chiedo alle Istituzioni tutte, di occuparsi dei propri Figli detenuti all’estero. In virtù del fatto che il mio sentire lo Stato è forte, e altrettanto forte deve essere la risposta dello Stato ai propri cittadini. Se ciò non dovesse essere possibile mi troverò nella bruttissima condizione di figlio di un Padre non disposto ad occuparsi di me… fatto che, per il mio modo di sentire lo Stato e le Istituzioni, non mi lascia tranquillo affatto.

Distinti saluti

presidenza.repubblica@quirinale.it (Presidente della Repubblica)
http://presidente16.camera.it/servizio/30/mail.asp (Presidente della Camera dei Deputati)
schifani_r@posta.senato.it
(Presidente del Senato)
gabinetto@cert.esteri.it (Ministro degli Esteri)
larepubblica@repubblica.it (La Repubblica)
http://www.corriere.it/solferino/main_mieli-form.shtml (Corriere della Sera)
direttore@ilquotidianodellabasilicata.it
(Il Quotidiano della Basilicata)
nuovabas@tin.it (La Nuova)

P.S.
SAREI PER UN POST CONGIUNTO TRA TUTTI I BLOGGERS CHE APPOGGIANO L'INIZIATIVA. SI POTREBBE DECIDERE UNA GIORNATA IN CUI ATTUARE IL BOMBARDAMENTO DELLE CASELLE DI POSTA ELETTRONICA RIPORTATE.


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