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LETTERA MORTA...

Sono un dipendente pubblico. Il mio stipendio viene dalle tasse pagate da tutti i contribuenti (evasori esclusi) di questo paese. Per il solo fatto di essere pagato con le imposte pagate dai contribuenti italiani, sento il peso della responsabilità di ciò che faccio e il mio impegno è sempre il massimo possibile perché il mio lavoro venga svolto nel miglior modo possibile (talvolta anche impossibile, visto che questo cretino che sta scrivendo, è andato in ufficio anche influenzato).
Il mio stipendio deve bastarmi per affitto, condominio, bollette, spese di vitto per moglie e figlia di 7 anni, per gli spostamenti di qualsivoglia natura (ossia, compresi gli spostamenti da casa a ufficio e quelli di piacere). Sono spesso in sofferenza, avendo una moglie che non lavora (diciamo che è stata "liquidata" dai suoi precedenti datori di lavoro, appena ha partorito) e una figlia che, crescendo, aumenta le sue esigenze primarie ogni giorno di più. Se decido, talvolta di rinunciare finanche al caffè con amici al bar, la cosa non mi pesa granché. Raramente (ma capita) mi reco con la famigliuola in pizzeria per fare qualcosa di diverso. Quando arriva il conto, pago (a volte con carta di credito, così la spesa mi viene addebitata il mese successivo) senza batter ciglio e senza possibilità di recuperare alcunché della spesa sostenuta. Se, talvolta, mi capita di servirmi di mense convenzionate col mio ufficio per la pausa pranzo, magari perché la mole lavoro, in quel momento, mi consente di prendere solo mezz'ora di pausa, mi ritrovo a dover spendere non meno di 10 euro per un primo piatto, un contorno e una bottiglia di acqua. Al cinema devo pagare il biglietto (e ci mancherebbe altro!!!!). Se le esigenze di natura economica e di traffico lo richiedono, lascio a casa l'auto e mi reco in ufficio tramite mezzi pubblici (di cui pago l'abbonamento) o, se la giornata e il tempo a mia disposizione lo consentono, anche a piedi (una mezz'ora a piedi, la distanza del luogo in cui lavoro da casa mia). Viaggiare in treno (che mi piace tanto, tra l'altro) comunque comporta che io paghi un biglietto (di seconda classe, visto che la prima non me la potrei permettere in nessun caso). I giornali (se non sono quelli locali, che il mio ufficio acquista e che, in tarda mattinata, mi consente di leggere), me li devo comprare da me, ovviamente.
Insomma: tutto questo "pippone" sotto forma di "nota spese" che sono andato a utilizzare come preambolo, solo per dire che, pensandoci bene, anche altri soggetti, che percepiscono ben più dei 1.400 euro del sottoscritto - e penso non solo ai nostri parlamentari... ci sono "sinistri" individui che occupano posizioni importanti e compensi rilevanti - che dovrebbero pensare che quei quattrini sono a loro pagati grazie alle tasse dei cittadini (non evasori) e che, magari, sarebbero sufficienti al fabbisogno mensile in maniera talmente sufficiente, da non aver bisogno di nessun altro rimborso (tipo gli spostamenti da casa ad ufficio) né di altri benefit (come tessere per mezzi pubblici "aggratis", o abbonamenti gratuiti in sale cinematografiche e teatri e mense a prezzi più che stracciati e via di questo passo).
Ma cosa le scrivo a fare 'ste cose? A chi interessano? Rimangono lettera morta... dato che, com'è evidente, le cose non cambiano da decenni.

Pubblicato il 12/3/2014 alle 12.13 nella rubrica questioni etiche.

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